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IL FONDATORE DELLA CONFRATERNITA DEL

BUON CONSIGLIO

 

 

"Quadro della Madonna dei Martiri commissionato dal parroco Nisio per la chiesa di S.
Gennaro la quale, anticamente, oltre al titolo di S.Gennaro, portò
anche quello di Santa Maria dei Martiri"

 

Francesco Saverio Luigi Nisio fu parroco della chiesa di S.Gennaro dal 17 novembre 1804 al 6 dicembre 1825. Continuò a reggere la parrocchia nella veste di economo-curato dal 7 dicembre 1825 al 4 gennaio 1826. Fu fondatore e padre spirituale della Confraternita della Madonna del Buon Consiglio, istituita il 1 gennaio 1814. A lui va pure attribuito il merito di aver portato a termine (1811) la costruzione, che si era protratta per oltre un trentennio, della chiesa di S.Gennaro, la cui prima pietra fu posta dal vescovo Gennaro Antonucci il 5 dicembre 1779, come si evince da apposita lapide del 1852 la cui iscrizione si trova a destra entrando in chiesa

 

 D.O.M.
DIVO JANUARIO
PAROECIAM
JANUARIUS ANTONUCCI EP.
ET FRANCISCUS XAV. NISIO SACERDOS
SUO ET X. STO FIDELIUM AERE CONLATO
A FUNDAMENTIS EXCITARUNT ANNO D. MDCCCXI.
X A FUNDATIONE ANNO PHILIPPUS CARACCIOLO EP.
RITE DEDICAVIT
DEHINC CONRADUS MINERVINI PRAESBITER
PECUNIA A BERNARDINO RAGNO LEGATA ET DE SUO
AUCTA
CULMEN FRONTI IMPOSUIT
EUMDEMQUE OPERE TECTORIO INDUXIT
POSTREMO MICHAEL CARABELLESE PAROCHO
PAVIMENTUM PARTIM LATERIBUS PARTIM SILICE
STRAVIT
OMNIA QUAE AD DIVINI CULTUS DIGNITATEM
EXEGIT A.D. MDCCCII

 

A Dio Ottimo Massimo. Il vescovo Gennaro Antonucci ed il Sacerdote Francesco Saverio Nisio eressero dalle fondamenta la parrocchia S.Gennaro nell’anno del Signore 1811 con denaro proprio e quello raccolto dai fedeli. Al decimo anno dalla fondazione il vescovo Filippo Caracciolo consacrò con rito. In seguito il presbitero Corrado Minervini, con denaro elargito per testamento da Bernardino Ragno ed accresciuto con proprio sistemò la parte più alta della facciata e rivestì la stessa con lavori di stucco. Infine il parroco Michele Carabellese lastricò il pavimento parte in laterizi parte in silice e richiese quanto era necessario alla dignità del culto divino. Nell’anno del Signore 1802.
Il Nisio, oltre che per la Madonna del Buon Consiglio, aveva una devozione personale per la Madonna dei Martiri. Ne fa fede una copia dell’icona venerata nell’omonimo Santuario, da lui commissionata. Sul retro del quadro l’autore si firma così: «Michelangelus fecit a. 1815». Si pensa che l’opera sia di Michelangelo Capotorti, padre del musicista Luigi. Il quadro presenta particolari inediti. Infatti, la manina del Bambino gira intorno al collo della Vergine; la posizione ben visibile del piedino del Bambino; le lamine d’argento del vescovo Celidonio sono allocate a 5 cm. di altezza dalla base; vi sono tre corone: due sul capo del Bambino, una sul capo della Vergine. Fu collocato dallo stesso Nisio sull’altare maggiore. Rimosso dal parroco don Donato Carabellese, passò al pilastro a destra di chi entra in chiesa, e poi fu collocato laddove oggi si trova (entrando a sinistra), dal parroco don Saverio de Palma.
Altra testimonianza della devozione del Nisio è data dalla campana, sistemata nel campanile nel 1816, intitolata alla Madonna dei Martiri.
A quei tempi, come ci riferisce Michele Del Vescovo (“La parrocchia di S.Gennaro di Molfetta nel bicentenario di Fondazione”, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1988), grande importanza rivestiva u pezzarìedde (da non confondere con l’omonimo filoncino imbottito di tonno che, per tradizione, si mangia il sabato santo): si trattava di un talloncino recante il nome e cognome dei maschi adulti che adempivano al Precetto Pasquale. Curiosa era la procedura. Fatta la comunione in chiesa e riturato il proprio talloncino, il fedele passava in sacrestia e lo riponeva in un cassetto appositamente predisposto. Provvedeva poi il parroco a ritirarlo e a prendere nota nello Stato delle Anime, apponendo accanto al nome una «C» (che significava: comunicato a Pasqua). In un biglietto rinvenuto tra le pagine dello Stato d’Anime del 1825 si legge: «Si prega il sig. Parroco Nisio di far conoscere al Sindaco (era Antonio Riccio, Sindaco dal 1825 al 1827) che Giuseppe Tridente  si fa annualmente nella sua parrocchia il Santo Precetto e che…(illeggibile)…nello stato corrispondente. L’usciere F.Paparella». Non sappiamo per quali ragioni il Sindaco voleva informarsi se il Giuseppe Tridente facesse annualmente il Santo Precetto, forse per potergli accordare qualche beneficio; ma un fatto sembra certo e cioè che l’osservanza del precetto, attestato dai parroci, era a quei tempi condizionante per la fruizione d’una qualche liberalità da parte della civica amministrazione, ravvisandosi in quell’osservanza la morale certezza che il postulante fosse un buon cittadino in quanto buon cristiano, e pertanto meritevole di benefici

                                                                                           Prof.Cosmo Tridente

 

 

 

 

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